L’uomo vitruviano

«Dammi qualche consiglio da scrittore…»
Vitruvio soppesa la richiesta di Luca, si stropiccia la faccia con le mani, e poi dice:
«Scrivere è come preparare del cibo: non ci sono ricette universali, forse solo alcune procedure… Dal servire un semplice assaggio a un pranzo completo, da una poesia a un romanzo, occorre partire da ingredienti di qualità. Le possibilità sono infinite, così i sapori e gli abbinamenti… Sappi però che devi passare molto tempo ai fornelli. Non ti spaventare di fronte a un cibo che risulta immangiabile, così come non ti esaltare se l’assaggio di un piatto ti convince: studine le dosi, i sapori e poi, solo quando ne sarai convinto, invita qualcuno a pranzo. Se saranno gli altri a richiedere i tuoi piatti allora sarà un buon segno.»
Luca cerca di dire qualcosa, ma Vitruvio, ormai preso lo slancio, continua:
«Quella dello scrivere è un’arte strana, occorre possederla interamente o forse, interamente, esserne posseduti. Coltiva tu stesso il più dei tuoi ingredienti, ma sappi che i migliori, quelli più raffinati crescono spontanei, attorno a te»
«Cosa posso scrivere?» Chiede Luca con così tanta ingenuità da far sorridere Vitruvio:
«Pensa a qualcosa di semplice, a qualcosa che non sia più in là delle tue braccia, con il tempo arriverai ad afferrare anche quelle più distanti.»



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